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Risate antiche

Vivalasatira 12/12/2010

- Uno scolastico [leggasi “un idiota”, “un saccente”, “uno studente/ professore stolto”], volendo addestrare il proprio asino a non mangiare, smise di fornirgli del cibo. Dopoché l’asino fu morto di fame, diceva: “Che gran peccato! E’ morto proprio quando aveva imparato a non mangiare!”

- Uno scolastico, volendo vedere se fosse bello quando dormiva, si guardava nello specchio ad occhi chiusi.

- Un tale chiese ad un Cumano [leggasi anche qua “un idiota”, o riadattandolo, magari, “un paesano”, “un provinciale”] dove vivesse il retore Dracontide. E quello: “Sono solo, ma se vuoi, custodiscimi la bottega, così io esco fuori e ti ci porto!”

- Un Cumano, poiché il padre gli era morto ad Alessandria, consegnò il corpo ai mummificatori. Dopo un po’ di tempo voleva riaverlo indietro. Poiché l’addetto aveva anche altri corpi e gli domandava quale segno distintivo avesse suo padre, rispose: “Tossiva spesso!”.

- Ad un grammatico inetto fu chiesto come si chiamasse la madre di Priamo. Non sapendo cosa rispondere, disse: “Noi, per rispetto, la chiamiamo signora!”

- Uno con l’alito puzzolente, imbattutosi in un medico, gli disse: “Dottore, guarda, mi è scesa l’ugola!”. E il medico, voltatosi dall’altra parte dopo che quello aveva spalancato la bocca, esclamò: “Non ti è scesa l’ugola, ti è salito il culo!”

 Queste storielle, vere e proprie barzellette, hanno tra i millequattrocento e i duemila-e-passa anni: appartengono infatti al Philogelos, un testo in lingua greca che raccoglie circa 270 di queste storielle. Ho cercato di scegliere alcune tra quelle che si avvicinavano di più al gusto moderno (è stato difficile, la maggior parte non fa ridere affatto!).

Sappiamo che l’antica Grecia vantava una tradizione comica d’eccellenza (basti pensare alle commedie), come anche il mondo latino del resto (si pensi alle Satyrae). La particolarità di questo testo non sta quindi nel fornirci esempi della comicità classica (basta leggersi Aristofane, Plauto), ma nel fatto che la forma stessa -la barzelletta-, i tempi comici, il meccanismo della battuta e della risata, sia lo stesso che adoperiamo noi.

Gli stessi soggetti sono assimilabili ai nostri: il pigro, il morto di fame, lo scorbutico, l’avaro, il “paesano”, la donna, il misogino...

Ciò che non stupisce affatto, invece (e che non avrete recepito al meglio data la breve selezione che ho portato ad esempio), è quanto il senso dell’umorismo risultasse spesso becero, volgare, spiazzante. Ora capisco chi mi diceva che siamo figli del mondo antico!

Enrico Giordano.

Il corpo di Belen e i telefonini: incontro-scontro tra il voyeurismo italiano e il bigottismo pubblico

Attualitag 10/12/2010

La showgirl Belen -termine più innocuo con il quale chiamarla, e anche tecnicamente corretto, in quanto la sua unica funzione è quella di “mostrare”, appunto, far vedere, scoprirsi, denudarsi, ringraziando Dio che almeno in pubblico si limita a ciò- ha fatto drasticamente calare le vendite delle utenze cellulari della Telecom. Affiancata dal sempreverde Christian De Sica, già noto al grande pubblico per aver ripetutamente tradito l’imponenza e la grandezza della figura del padre, come artista e come personaggio pubblico (speriamo che si riprenda con i ruoli drammatici, che sembrano riuscirgli bene), l’icona del sessismo mediatico si è dimostrata incapace di vendere qualcosa che non sia il proprio corpo - la propria immagine.


Costante insulto alla femminilità, che invece avrebbe voluto rilanciare con una goffa e costruita aria da femme fatale, ha dimostrato che la (sotto-)cultura italiana, forgiatasi sul bigottismo imperante di popolino, preti e politici, ha un aspetto più mansueto e civile; ha creato cioè una sorta di repulsione, da parte delle cellule di base della società italiana (le famiglie), nei confronti dell’aspetto più becero e degradante della mercificazione della donna, impersonificato ora dalla Belen, ora dalla velina, ora dalla schiava sessuale di turno. Sembra infatti che l’ “emorragia di storici clienti” (cit. articolo su Repubblica.it) abbia interessato proprio le fasce familiari, costringendo la Telecom a licenziare il manager che si era occupato della campagna pubblicitaria (Fabrizio Bona), e a ripensare a tavolino una strategia che permetta di sopperire alle perdite subite. Potenza del marketing, che in questo sistema economico e sociale risulta l’indicatore di tendenze di fondo della società in questione; quando non riesce a manovrarle, certo.

Questo non significa che la liberazione della donna dall’immagine di oggetto sessuale sia anche solo agli inizi - immagine radicata nel sentir comune, nel tubo catodico, nella sottocultura, mica nel genere maschile in generale, sia chiaro. Ma, lungi da me dal trovare in questa piccola notizia una vittoria, anche se minima, posso essere nel mio piccolo soddisfatto. Soddisfatto che due mostri della società italiana, il bigottismo e la mercificazione catodica e metodica della donna, si scontrino, palesando la propria incompatibilità e mostrando che l’Italia, per quanto malata, isterica, fessa, credulona, arrabbiata e disgregata, non sia anche schizofrenica.

Ma su questo c’è molto da dire, ci sarebbe da discutere per ore; perdonate la brevità di questo articolo a metà tra l’invettiva e il saggio (?) sociologico.

E Belen?

Tranquilli, per donne come lei ci sarà sempre posto.

Enrico Giordano.

"Un bajocco ar pezzo, Sor Marché?!"

Storie de Roma 8/12/2010

Questa volta, il Marchese del Grillo si trovava proprio nei guai. La sua passione per il gioco, col tempo divenuta un vizio e infine una manìa, gli aveva fatto perdere in una sola notte tutto il denaro contante che aveva. Per rimediarne in fretta si rivolse a un rigattiere ebreo, cui vendette un quadro polveroso: il rigattiere, che sapeva il fatto suo, pur accortosi del grande valore dell’opera riuscì ad acquistarla a un prezzo stracciato.

Accortosi dell’inganno il Marchese, vendicativo e famoso per i suoi scherzi crudeli, ne pensò una delle sue: fece così credere al giudìo che voleva disfarsi dell’intero arredamento di una stanza, per fare pulizia. “Te venno tutto quello che vedi, tutto quello che c’è dentr’a ‘sta stanza, ogni cosa. Nun me va de contratta’,  stavorta: tu me dai un bajocco ar pezzo, solo un bajocco ar pezzo, semo amici e ‘sto favore ‘o faccio a te.”. Il rigattiere non poteva crederci: la stanza era piena di preziosi oggetti d’antiquariato, ogni singola cosa valeva decine di scudi. “E’ sicuro? Un bajocco ar pezzo, Sor Marché?!” – si sfregava le mani e immaginava un avvenire pieno di ricchezze.

Il Marchese aveva fatto venire un notaio per siglare l’affare, e senza pensarci due volte l’ebreo firmò. Il notaio cominciò allora l’inventario, mettendo in lista ogni cosa; e, arrivato davanti ad un grande comò di legno pregiato, ne aprì uno dei due cassetti. Il rigattiere non credette ai suoi occhi: l’intero, enorme cassetto era pieno di spilli. “Anche questi un bajocco ar pezzo, Sor Marché?” chiese il notaio. “E certo che anche quelli, ce mancherebbe” rispose il Marchese. L’ebreo sbiancò: “Non è possibile, signor Marchese, è sicuramente uno dei suoi terribili scherzi, vero?”. Ma il Marchese era irremovibile: “Me volevi fregà, eh? E ora, paga! C’hai una settimana, è tutto siglato”. L’ebreo tornò a casa piangendo; non avrebbe mai trovato quella somma, neanche in tutta la vita, e meditava il suicidio.

La sera seguente, la tranquillità del palazzo del Grillo fu turbata da un bussare insistente. “Che faccio, apro, Sor Marché? E’ ‘na giovane ragazza, e pure bbona” disse il servitore. “E apri apri, famme vedé chi è” rispose il Marchese. Dal portone entrò una ragazza splendida, con lunghi capelli neri e un corpo già da donna. “Buonasera, signor Marchese. Sono Esther, la figlia del rigattiere. Mio padre è disperato, se vole ammazzà: vorrei pagare io per lui, se posso, a modo mio. Dove ce mettemo?”- la ragazza si tolse la camicetta, lasciandosi il petto scoperto. Il Marchese la fissò profondamente, a lungo. Poi prese un mantello e la ricoprì: andò nell’altra stanza, prese il contratto e lo strappò, bruciandone i resti. “Sei la ragazza più bella de Roma, principessa. E mo so’ io che nun vojo avé debiti co’ nissuno”. La ragazza sorrise, e abbracciò il Marchese piangendo di gioia.

Enrico Giordano.

(L’amore in internet nell’era di facebook?)

Raccontiamocele 6/12/2010

Porello X. Stava a scopà con un’altra. Però un amico (chiamiamolo Y) di un amico di uno che era andato in vacanza insieme al cugino di X, ha detto a un’amica del fratello della compagna di banco della migliore amica della ragazza di X, che lui aveva scopato con un’altra. La compagna di pallavolo di quella con cui X aveva scopato è amica di Y e lui, avendo paura che la sua ragazza se la facesse con un amico della compagna di pallavolo di quella con cui aveva scopato X, le aveva letto i messaggi venendo a scoprire che X le aveva chiesto il numero di telefono di quella là con cui avrebbe voluto fare ‘sta benedetta scopata.

E ora?

E ora come si risolve la questione?! Porello X, ora ha litigato con la sua ragazza. E ora? Poverino…

È ovvio, quest’aspra contesa non può essere misurata in una chat-rissa notturna, bensí in una singolar tenzone da tenersi presso l’entrata dell’edificio scolastico frequentato da Y.

-Ma se deveno menà?

-Ma davvero?

-Ahò ma che cazzo stanno a fà?

-Fermateve!

Oh. X già si pregustava la scena, quel connubio magico fra sudore e sangue, urla e silenzio, mazza da baseball e nocche.


Come si risolverà la contesa? Usiamo la matematica logica deduttiva.

  • Ponendo (x) diverso da (y):

Se x>y   =>   x vince e y ce pija le botte.

Se x<y   =>   y vince x ce pija le botte e verrà probabilmente anche lasciato dalla ragazza che scoperà con y.

Ponendo x=y => scontro che termina con la morte per disidratazione di uno dei due. 50% diprobabilità di vincita entrambi.


E se chiamassero l’amici?

  • Poniamo x>y e x<y in funzione degli amici (a) di x:

x prevarrà su y se x+a>y   =>   x>y-a (quindi x è più forte di y senza amici)

x non prevarrà su y se x+a<y   =>   x<y-a (quindi x ce pija le botte perché y è hulk)

Poniamo x>y in funzione degli amici (b) di y:

x prevarrà su y se x>y+b

x non prevarrà su y se x<y+b


E se entrambi si fanno aiutare da l’amici?

  • Poniamo (a) diverso da (b)

Se a>b e x>y, x prevarrà se x+a>y+b   =>   x>y+b-a   =>   x>y-c (somma algebrica a e b)


Ripetere in tutti i casi possibili

Insomma si ottiene una gran confusione. Quindi è matematicamente dimostrato che avverrà una rissa.

Ragioniamo metafisicamente sulle cause.

“E qual dei numi inimicolli?” Cupído? Forse piuttosto un cúpido sentimento di possesso amoroso, noto come gelosia.

E se dicessimo “E qual dei lumi inimicolli?” si può ben affermare che non fu di certo il lume della ragione, ma lo schermo di uncomputer.

 

E ci fu un numero immenso di X, un numero immenso di Y, un numero immenso di amici dei cugini degli amici dei compagni di classe, di bridge, di ascensore, del circolo bocciofilo… di una che aveva sentito direche…

 

[Ispirato da una storia vera]


Andrea Bongiorno


Pubblicato su "la Cicuta", n. 2, anno XII, febbraio 2010

Elogio al cibo.

Raccontiamocele 5/12/2010

Questo breve e succulento racconto è stato scritto più di due anni fa: se ne tenga conto per imprecisioni nello stile, etc...!

E' dedicato a Mario. Che c'è, sempre, ma non c'era per leggerlo. E a cui piace mangiare; tanto. Quasi quanto a me.


Elogio al cibo.

Una bella lasagna fumante.

La vedo, dinnanzi a me, coperta di quella besciamella fusa e liquida che cerca di non colare, ospitando qua e là delle piccolissime bolle di olio, rosso di sugo.

La fragranza che nell’aria si spande è multidimensionale; tocca corde emotive che uno non pensava di ricordarsi, o di avere.

Ai lati della lingua si sta producendo saliva; lo stomaco inizia a sentirsi più vuoto, quasi a dire, con nonchalance, “Eh si, in effetti è da molto che non mi riempi… Dai, prova qualche morso”.

La forchetta si avvicina alla sfoglia dorata. La fetta già tagliata mostra nei suoi lati diversi strati di pomodoro, besciamella, e quel ragù che mi fa sognare…

Non posso ancora iniziare. Sarebbe maleducazione. Sono stato il primo ad essere servito, aspetto.

Ho il tempo di deliziarmi della vista di innumerevoli portate nella tavola sconfinata, Eden di sensazioni indescrivibili; sembra non mancare nulla. Sembra un banchetto nuziale. Ma questa tavola è infinitamente più abbondante. Santo Trimalcione, santa Abbondanza.

Un’infinità di colori si estende davanti i miei occhi increduli.

 Adocchio una pasta all’astice appena messa in tavola, calda calda, dall’altra parte del tavolo degli spaghetti all’amatriciana espandono il delizioso effluvio fino alle mie bramose narici, una sobria ma consistente aglio olio e peperoncino, vedo una bella pizza margherita ricca di mozzarella fusa, la vedo e la voglio, delle patate color del sole con pizzichi di origano ed aglio, cosce e petti di pollo accatastati come inno all’Abbondanza, con la pelle fritta croccante, bistecche al sangue alte tre dita, un leggero strato di grasso le contorna – voglio pure quello -, vassoi e vassoi di patatine fritte, cotolette di pollo, fettine panate, polpettoni vari unti e corpulenti, con salse e salsette, braciole di maiale belle grasse, bistecche di maiale, stinchi, zamponi, maiale in salsa d’ostrica, spezzatini piccanti di maiale, arrosti di vitello, prosciutti crudi, cotti, salami milanesi, fiorentini, culatelli, bresaola, lonza, ‘nduja, soppressata, quattro portate di coppa, patè d’oca, fesa di tacchino, stufati di carne di tre tipi diversi, polpette al sugo, wurstel, salsicce fritte, salsicce al forno, salsicce inglesi ben speziate, salsiccette di cinghiale… I miei organi  di senso gioiscono, sento già il sapore caldo e carnoso di questo ben di Dio. Richiamo tribale, evocano antiche immagini di cacciatori.

 Bottiglie e bottiglie di vino rosso, Montepulciano d’Abruzzo di buona annata, annaffieranno questa cena. Oh, e là c’è la birra;  nove tipi, artigianale, italiana, bavarese, francese…

E poi peperoni ripieni, finocchi cratinati color oro spento, una bella insalatona ricca ricca per farmi sentire meno sporco, fagioli saltati in padella con alloro, aglio e peperoncino, spinaci al burro unti unti, peperoni al forno, pannocchie tostate, un tenero e polposo pasticcio di melanzane alla parmigiana…

 La gioia della vita, il trionfo dell’esistenza e della felicità, questa tavola sembra gridare, sembra appropriarsi della mia intera anima, chissà magari ora Dio non mi guarda… E se mi guardasse mi ordinerebbe di mangiare, in fondo si, è una celebrazione della Vita.

Evviva la vita! Evviva il cibo!

Ma più in là vedo anche dell’invitante pescespada al forno, una catasta di gamberi, gamberetti e gamberoni, fritti di mare, frutti di mare, gli immancabili anelli irresistibilmente dorati e croccanti, polipetti fritti, polpi al sugo, pescespada al forno con aglio e spezie… Scorgo più in là delle bottiglie di vino bianco che andranno molto bene con questo ben di Dio.

Il vassoio dei dolci è gravido. Una torta sacher si trova in cima; una montagna di profiterol spunta da una cinta muraria di panna, c’è una torta ai mirtilli, un vassoio di panna cotta, un enorme tiramisù, tre millefoglie. Vedo anche una mimosa.

 E va bene, è stato servito a tutti. “Buon appetito!”

Fisso la lasagna che da prima non smette di provocarmi. Gli innumerevoli strati di besciamella sembrano lava bianca, il ragù è corposo e mi sfida. E’ ricca. E’ bella sugosa.

Lentamente avvicino la mia forchetta, sto per raggiungere la lasagna, l’ho raggiunta…

Ah no cavolo; ritiro in fretta la posata e faccio portare via il piatto.

Mi è sembrato opportuno fermarmi.

Ultimamente non mi sento troppo in linea.

Enrico Giordano.


Pubblicato su "la Cicuta", n. 1, anno 11, novembre 2008


Eccoci again.

diario 4/12/2010

Ci scusiamo enormemente per il temporaneo silenzio del blog.
In questi ultimi giorni, le proteste contro il ddl Gelmini ci hanno coinvolto profondamente, rendendo difficile la gestione del blog. Non è stato premeditato, né una protesta, fu solo mancanza di tempo!
Ma ora sE riparte!
Poveri voi!

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Quando passa Adriano tutti si grattano

Storie de Roma 28/11/2010

ACTA DIURNA

La voce dell’Impero

DCCCLXXVIII Ab Urbe Condita

III giorni alle Calendae di Luglio

 

Roma – Una giornata di meritato riposo terminata con un esemplare atto di magnanimità. Anche l’imperator ha bisogno di svagarsi, e ovviamente predilige il benessere delle terme. L’augusto imperator Adriano vi si trovava ieri a passeggiare, con seguito di famigli e servi, titubante ad entrare nel frigidarium. Quand’ecco che, da lontano, una visione lo incuriosisce: un uomo, piuttosto attempato, che si grattava la schiena contro una colonna. Mandatolo a chiamare, gli chiese poi il motivo di quel bizzarro comportamento. Al che la risposta commovente dell’uomo: “Cesare, ho servito anni e anni sotto il glorioso esercito romano, ma ora la mia età me lo impedisce. Sono un veterano, ex-combattente, e ho soldi a malapena per mangiare, figuratevi se posso permettermi uno schiavo che mi levi l’olio di dosso. Così lo devo fare da solo, grattandomi su questa colonna”. L’imperator si è commosso, e seduta stante ha deciso di regalargli uno schiavo dei suoi, tra i più abili e i più istruiti. Il vecchio legionario, entusiasta del dono ricevuto, strepitando si mise a lodare il benevolo Cesare. La clemenza dell’Augusto si è mostrata così ancora una volta!

NOTA: Riceviamo ora la notizia che questa mattina, durante un’altra passeggiata nelle terme, l’imperator si è trovato di fronte decine di persone che si grattavano contro le colonne, ricordando la benevolenza dell’Augusto e sperando di riuscire a farsi regalare uno schiavo. Al che il Cesare, dimostrando anche un forte spirito e una pronta arguzia, gli suggerì di togliersi l’olio l’uno con l’altro.


Autogestoria

Attualitag 25/11/2010

Autogestoria è la nostra risposta alla Riforma – a quell’ammasso di tagli e limitazioni che spacciano per Riforma.

E’ un corso autogestito, quindi una serie di lezioni che si avvale del contributo, della passione e dei saperi di chiunque voglia partecipare, nonché di professori ed esperti che riusciamo con successo ad invitare. Partiamo con i piedi per terra: questo corso ha origine – o meglio trae spunto – dall’impossibilità per noi, studenti del primo anno di “Storia medievale, moderna e contemporanea” dell’università “la Sapienza”, di seguire il corso di Storia medievale del primo semestre, e di dare quindi l’esame. Questo perché la docente, ricercatrice, aderisce allo sciopero che ha interessato una vasta gamma di ricercatori di tutte le università. E scioperare non solo è legittimo: è anche giusto e doveroso, in un momento cruciale come questo. Perciò Autogestoria non è una risposta allo sciopero dei ricercatori, ma è anzi un suo sviluppo sugli studenti, almeno quelli che vogliono organizzarsi per esprimere al meglio la propria indisponibilità ad accettare passivamente questa “Riforma”.

L’obiettivo primario, dunque, è quello di sostenere l’esame di Storia medievale. Ma non ci fermiamo a questo: vista l’inaspettata partecipazione e il grande entusiasmo, che sono cresciuti di pari passo con l’organizzazione di Autogestoria, la nostra istanza prevede l’allargamento di questo tipo di protesta a chiunque fosse interessato, e a qualunque corso (per lo meno cominciando nella nostra facoltà di Lettere e filosofia) non fosse partito o non partirà per legittimo sciopero dei ricercatori.

Crediamo che, in un momento come questo, la più grande protesta debba partire proprio dallo studio, lo stesso studio che minacciano di limitarci – o, meglio, toglierci.

Pubblico qui la lettera con la quale richiediamo di farci sostenere l’esame: la stessa lettera, elaborata con grande precisione e compiutezza dai miei “colleghi”, che abbiamo inviato (e invieremo) a contatti e uffici stampa di numerose testate giornalistiche, fra le quali “la Repubblica”, “l’Unità”, il “Corriere della sera”, e qualunque altro giornale che pensiamo possa essere disposto a dedicare un po’ di spazio alla nostra protesta – e alla nostra voglia di studiare.

Enrico Giordano.


CORSO DI STUDIO AUTOGESTITO : ORA CHIEDIAMO L’ESAME.

L’indisponibilità dichiarata dal 63% dei ricercatori della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università la Sapienza di Roma ha completamente paralizzato l’andamento dell’anno accademico.
Sono decisamente numerosi i corsi del primo semestre a non essere stati attivati, per via di questa protesta, negando inoltre agli studenti la possibilità di sostenere l’esame nella rispettiva sessione invernale.
A seguito di ciò noi studenti, vedendoci nuovamente ed ulteriormente negato il diritto fondamentale allo studio, in tutela del quale per altro continuiamo a pagare salatissime tasse, abbiamo deciso di reagire.
“Studiare protestando”, è questa l’iniziativa che noi,un gruppo di studenti del primo anno del corso di Laurea in Storia Medioevale, Moderna e Contemporanea,abbiamo deciso di attivare in risposta alla sospensione fino a data da destinarsi del corso di Storia Medioevale I, tenuto da una ricercatrice e alla conseguente sospensione della sessione invernale d’esame.
Sfruttando gli orari e l’aula prestabiliti dalla facoltà per il corso di Storia Medioevale I, abbiamo deciso di gestire noi stessi la didattica, attraverso una serie di gruppi di studio spesso coadiuvati dal contributo di professori, economisti ed esperti in materia.
Lo scopo di questa iniziativa, che ha riscosso grande successo tra gli studenti e il sostegno da parte dei ricercatori stessi, è quello di garantire il regolare svolgimento dell’anno accademico, senza però far mancare il nostro apporto e supporto alla protesta in atto nel sistema universitario.
Ci teniamo inoltre a sottolineare che ci siamo trovati costretti a provvedere da noi alla gestione della didattica dinnanzi all’impossibilità dichiarata della facoltà a sopperire a tale situazione.
La nostra unica richiesta è questa : aiutateci a studiare!


Autogestoria : autogestoria@gmail.com
http://autogestoria.wordpress.com/

La lotta pelle investitule

Vivalasatira 25/11/2010

Scontro tra Pechino e il Vaticano - Repubblica.it

In generale, non limitandosi a questa vicenda, tra dare ragione alla Cina e darla al Vaticano

         

preferisco scrivere questo post.

Enrico Giordano.

                         

Ma vvedi 'sta facciaccia...

diario 24/11/2010

Salve a voi, grande pubblico!

Non mi dilungherò raccontandovi chi sono, cosa faccio et cetera, quel che c'era da dire sulla mia persona, l'ha già accennato Enrico, che vi ha iperbolicamente parlato del mio scrivere(chissà, è assai probabile che mi stesse prendendo in giro). Spero solo che con questa collaborazione riuscirò a stimolare un po' il vostro interesse, ed ampliare, giusto di poco, la già grande catasta di stimoli intellettuali che vi ha lanciato Enrico. Vi avviso preventivamente: in quello scriverò di certo non troverete la raffinatezza concettuale di Enrico, le sue profonde analisi, o le sue particolari ricerche, ma un po' d'ironia a tempo perso, un po' di riflessioni senza pretese, e magari qualche cosa vi ricordi alla lontana un'emozione (sì lo so, sono stato un po' retorico).

Mi voglio ricollegare a quanto ha detto il mio "collega", cioè che questo blog, con la mia partecipazione, non saràspersonalizzato bensì risulterà un intreccio "parole e colori che nascononell’intimità profonda di due persone diverse, che avranno passione dicondividerle con voi lettori". Ho virgolettato collega perché, appunto, non siamo colleghi, siamo due amici.

A testimonianza di questo legame di amicizia, vi propino, dunque, un sonetto in romanesco che scrissi un mese fa, in occasione del compleanno del mio amico co-autore. Buona lettura!


ER SUPEROMO


     Ma vvedi ‘sta facciaccia cor pizzetto,

nu’ rutta, nu’ scoreggia: è raffinato

lui c’ha er cervello fino, illuminato,

che mmerita de ppiú de ‘sto sonetto.

    Fa bbattuttacce sí, ma co’ rispetto,

sur sesso, sui ggiudii, sur deputato,

sui fatti de quarch’artro disgrazziato…

te sarta all’occhio ch’è ll’omo perfetto.

    C’ha un modo de parlà… da ggentilomo,

de ‘na chiarezza pura come er vetro

e un’imponenza sí cche pare ‘n duomo.

    Pe’ ‘ste virtú, in cielo annò, da Pietro,

che ggiudicò anzitempo er superomo

e vvedi te, ce l’ha ridato indietro.

 

Roma, 13/10/2010


Andrea Bongiorno.

 

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