Questo breve e succulento racconto è stato scritto più di due anni fa: se ne tenga conto per imprecisioni nello stile, etc...!
E' dedicato a Mario. Che c'è, sempre, ma non c'era per leggerlo. E a cui piace mangiare; tanto. Quasi quanto a me.
Elogio al cibo.
Una bella lasagna fumante.
La vedo, dinnanzi a me, coperta di quella besciamella fusa e
liquida che cerca di non colare, ospitando qua e là delle piccolissime bolle di
olio, rosso di sugo.
La fragranza che nell’aria si spande è multidimensionale;
tocca corde emotive che uno non pensava di ricordarsi, o di avere.
Ai lati della lingua si sta producendo saliva; lo stomaco
inizia a sentirsi più vuoto, quasi a dire, con nonchalance, “Eh si, in effetti è da molto che non mi riempi… Dai,
prova qualche morso”.
La forchetta si avvicina alla sfoglia dorata. La fetta già
tagliata mostra nei suoi lati diversi strati di pomodoro, besciamella, e quel
ragù che mi fa sognare…
Non posso ancora iniziare. Sarebbe maleducazione. Sono stato
il primo ad essere servito, aspetto.
Ho il tempo di deliziarmi della vista di innumerevoli
portate nella tavola sconfinata, Eden di sensazioni indescrivibili; sembra non
mancare nulla. Sembra un banchetto nuziale. Ma questa tavola è infinitamente
più abbondante. Santo Trimalcione, santa Abbondanza.
Un’infinità di colori si estende davanti i miei occhi
increduli.
Adocchio una pasta
all’astice appena messa in tavola, calda calda, dall’altra parte del tavolo
degli spaghetti all’amatriciana espandono il delizioso effluvio fino alle mie bramose
narici, una sobria ma consistente aglio olio e peperoncino, vedo una bella
pizza margherita ricca di mozzarella fusa, la vedo e la voglio, delle patate
color del sole con pizzichi di origano ed aglio, cosce e petti di pollo accatastati
come inno all’Abbondanza, con la pelle fritta croccante, bistecche al sangue
alte tre dita, un leggero strato di grasso le contorna – voglio pure quello -, vassoi
e vassoi di patatine fritte, cotolette di pollo, fettine panate, polpettoni
vari unti e corpulenti, con salse e salsette, braciole di maiale belle grasse,
bistecche di maiale, stinchi, zamponi, maiale in salsa d’ostrica, spezzatini
piccanti di maiale, arrosti di vitello, prosciutti crudi, cotti, salami milanesi,
fiorentini, culatelli, bresaola, lonza, ‘nduja, soppressata, quattro portate di
coppa, patè d’oca, fesa di tacchino, stufati di carne di tre tipi diversi,
polpette al sugo, wurstel, salsicce fritte, salsicce al forno, salsicce inglesi
ben speziate, salsiccette di cinghiale… I miei organi di senso gioiscono, sento già il sapore caldo
e carnoso di questo ben di Dio. Richiamo tribale, evocano antiche immagini di
cacciatori.
Bottiglie e bottiglie
di vino rosso, Montepulciano d’Abruzzo di buona annata, annaffieranno questa
cena. Oh, e là c’è la birra; nove tipi,
artigianale, italiana, bavarese, francese…
E poi peperoni ripieni, finocchi cratinati color oro spento,
una bella insalatona ricca ricca per farmi sentire meno sporco, fagioli saltati
in padella con alloro, aglio e peperoncino, spinaci al burro unti unti, peperoni
al forno, pannocchie tostate, un tenero e polposo pasticcio di melanzane alla
parmigiana…
La gioia della vita,
il trionfo dell’esistenza e della felicità, questa tavola sembra gridare,
sembra appropriarsi della mia intera anima, chissà magari ora Dio non mi
guarda… E se mi guardasse mi ordinerebbe di mangiare, in fondo si, è una
celebrazione della Vita.
Evviva la vita! Evviva il cibo!
Ma più in là vedo anche dell’invitante pescespada al forno,
una catasta di gamberi, gamberetti e gamberoni, fritti di mare, frutti di mare,
gli immancabili anelli irresistibilmente dorati e croccanti, polipetti fritti,
polpi al sugo, pescespada al forno con aglio e spezie… Scorgo più in là delle
bottiglie di vino bianco che andranno molto bene con questo ben di Dio.
Il vassoio dei dolci è gravido. Una torta sacher si trova in
cima; una montagna di profiterol spunta da una cinta muraria di panna, c’è una
torta ai mirtilli, un vassoio di panna cotta, un enorme tiramisù, tre
millefoglie. Vedo anche una mimosa.
E va bene, è stato servito a tutti. “Buon appetito!”
Fisso la lasagna che da prima non smette di provocarmi. Gli
innumerevoli strati di besciamella sembrano lava bianca, il ragù è corposo e mi
sfida. E’ ricca. E’ bella sugosa.
Lentamente avvicino la mia forchetta, sto per raggiungere la
lasagna, l’ho raggiunta…
Ah no cavolo; ritiro in fretta la posata e faccio portare
via il piatto.
Mi è sembrato opportuno fermarmi.
Ultimamente non mi sento troppo in linea.
Enrico Giordano.
Pubblicato su "la Cicuta", n. 1, anno 11, novembre 2008